Non chiamiamolo autosvezzamento!

Da quando mi occupo di alimentazione complementare a richiesta o autosvezzamento mi sono chiesta spesso: “Quale sarebbe il termine più immediato?quello che contraddistingue lo svezzamento per così dire tradizionale (dipende la tradizione di chi) da quello che sostiene l'alimentazione complementare a richiesta?”

“Autosvezzamento riassume davvero quello che io propongo alle mamme?”

Forse no...

Sono giorni che penso e ripenso agli ultimi incontri avuti con le mamme e i loro cuccioli e la considerazione che faccio ogni volta è che non propongo l'autosvezzamento, perchè autonomia significa “legge propria” ovvero possibilità di decidere per se senza le ingerenze di altri.

Io non mi sento di proporre questo tipo di introduzione dei cibi anzi, l'ingerenza della famiglia è fondamentale.

Con ingerenza intendo il suo veicolare al bambino i cibi giusti (o far sì che il bambino conduca la famiglia a nuove abitudini alimentari), la condivisione, lo “stare insieme” a tavola.

Quando i genitori scelgono l'autosvezzamento, che da adesso chiamerò, il “CO-EATING” non sceglie, o non solo, di dare i cibi in ordine sparso al loro cucciolo o di permettergli di prendere il cibo con le mani e molto altro, la famiglia che sceglie il co-eating sta scegliendo:

-di guardarsi a vicenda e comprendersi, perchè il mio bambino si conosce e io conosco lui e insieme possiamo darci lo “start” senza che un operatore sanitario faccia le veci mie o sue o meglio, delle nostre competenze!

-di tenere il bambino a tavola con loro, in braccio, in un seggiolone che non lo tenga a “distanza di sicurezza”

-di mangiare insieme ovvero mamma aspetta il papà che torna a casa cercando di non allungare i tempi per poter condividere il momento del pasto (se possibile)

-di insegnare al bambino come veicolare i messaggi: “mi passi il pane per favore?”, “puoi ripetere?”

-di non ricattare il bambino: “se mangi sei bravo”, “mangia e verrai premiato”

-di spegnere la televisione e parlare a tavola (è impossibile tanto vedere la TV con un cucciolo d'uomo accanto a te!)

-di presentare al proprio bambino il mondo come lo vedo io perchè il cibo è cultura, appartenenza, gusto, socialità e prendersi cura di sé.

 

Probabilmente ci sono molti altri significati del co-eating che ogni genitore attribuisce a questa decisione.

In ogni caso, che si dia credito a ventennali studi in merito all'alimentazione complementare a richiesta o che ancora si rimanga ancorati a vecchie teorie, bè, in ogni caso vale la pena affrontare il cibo non come un bisogno, non solo, ma come un'opportunità, un “prendersi cura” insomma come co-eating!

 

                                                                                                                                                                                                      ostetrica.pozza@libero.it

seguimi anche su FB: Ostetrica Veronica Pozza

Il Mio Bambino non Dorme!

Non esiste una ricetta universale per far dormire i bambini. Il sonno è il più grande problema che le famiglie incontrano quando nasce il bambino poiché devono adattare i loro ritmi di vita a quelli del sonno del piccolo.

Ci sono bambini che fin da subito dormono per lunghi periodi e si svegliano solo per mangiare, si riaddormentano nel giro di pochissimo tempo e non piangono… sì esistono, lo giuro!

Ci sono poi gli altri bambini, quelli che FISIOLOGICAMENTE si svegliano dopo poche ore di sonno e che spesso piangono per innumerevoli motivi tra cui il non riuscire a dormire. Il pianto è l’unico metodo di comunicazione dei neonati!

Il difficile sta nel capire PERCHE’ piange… Oggi vorrei scrivervi del pianto da sonno.

Anche a noi capita di arrivare molto stanchi a fine giornata e non riuscire ad addormentarci, ovviamente essendo adulti non piangiamo, ma facciamo fatica a trovare un posizione comoda, a rilassarci, a sgombrare la mente. I bambini SONO PERSONE e quindi anche loro se sono molto stanchi e nervosi possono fare fatica ad addormentarsi. Questo può succedere anche ai bambini che ho descritto nelle prime righe.

Il pianto da sonno è insistente, lungo e continuo, il bambino butta indietro la testa e aggrotta la fronte, poi di colpo potrebbe chiudere gli occhi e tranquillizzarsi per poi ricominciare. Questi sono chiari segnali che dicono “ho sonno ma non riesco a rilassarmi”.

Come si tranquillizza un bambino agitato?

Con la fasciatura. Ecco il trucco… Facile, veloce, efficace.

Perché funziona? Perché è come se si facesse tornare il bambino indietro nel tempo, in utero quando tutto era contenuto, tranquillo, e prevedibile (i piccoli adorano la routine, ne parlerò). Fasciare i piccoli stimola il cosiddetto riflesso della calma, ecco perché funziona!

Fasciarli sin da quando sono neonati vi semplificherà la vita perché si prevengono anche le famigerate coliche addominali, si inibisce il riflesso di Moro (o riflesso di caduta – quando i bambini sbarrano gli arti di colpo) e aumentano i tempi di sonno.

Con cosa lo fascio? Serve un tessuto che sia elastico in modo che il bambino fasciato non si senta costretto bensì contenuto! Il tessuto dovrebbe essere di cotone traspirante e non troppo pesante per evitare il surriscaldamento. Scopri qui l'arte dello swaddling.

NB: una volta fasciato non coprite il bambino con altri strati di coperte!

…ora che lo sapete non dovere far altro che provare!

 

Ostetrica Silvia Bianchi

ost.silviabianchi@gmail.com

328.1424460

 

Le Fontanelle

Per moltissimi mamme e papà le fontanelle dei neonati sono motivo di ansia e di insicurezza. Spesso si pensa che la testa dei neonati sia “molle” e che le fontanelle siano dei buchi.

Sfatiamo questo mito!

Il cranio nei neonati NON è molle! La scatola cranica è atta alla protezione del cervello, se fosse di consistenza pastosa non potrebbe svolgere la sua importantissima funzione.

Le placche che compongono la testa del bambino sono in parte cartilaginee e in parte membranose e sono:

·      2 frontali (davanti)

·      2 temporali (lateralmente in basso)

·      2 parietali (lateralmente in alto)

·      1 occipite (posteriormente)

 Il passaggio della testa nel canale del parto è consentito proprio dalla capacità plastica delle ossa craniche e grazie alle fontanelle il vostro piccolo può adattare il suoi diametri ai vostri!

Le fontanelle sono ben 6:

·      la grande fontanella (che si trova circa al centro della volta cranica)

·      la piccola fontanella (che si trova nella parte più posteriore)

·      le fontanelle laterali anteriori (sono 2, a livello delle tempie)

·      le fontanelle laterali posteriori (sono 2, poco dietro l’orecchio)

Le fontanelle sono chiuse da uno strato di tessuto membranoso (che permette lo scivolamento e l’accavallamento delle placche ossee durante il parto) e ricoperte dall’epidermide del cuoio capelluto.

Le fontanelle sono di fondamentale importanza anche per il corretto accrescimento e sviluppo del cervello infatti tutte le ossa craniche si modificano e si sviluppano con esso!

 La grande fontanella si chiuderà da sola tra i 12 e i 18 mesi di vita, è la più grande (3 x 4 cm) e ci mette più tempo.

La piccola fontanella si chiuderà verso il 2° o 3° mese di vita, è la prima a chiudersi in quanto l’occipite (l’osso più posteriore) è quello che maggiormente è messo a contatto con le superfici.

Le fontanelle laterali si chiuderanno attorno al 6° mese.

Se vi toccate la testa potrete sentire la vostra grande fontanella con facilità!

Ostetrica Silvia Bianchi

ost.silviabianchi@gmail.com

328.1424460

What is the Treasure Chest?[it]Cos'è il cestino dei tesori?

The activity of the Treasure Chest [1] was founded as an experience of sensory exploration and from  the sixth or seventh month as they begin to sit without support, but still not yet mobile.

The central element of the educational program is a real basket full of everyday objects, built with natural materials (wood, metal, fabric, ceramic, leather, fur, paper and cardboard), capable of supporting the child's cognitive development through the exploration of all the senses:

- → feel texture, shape, weight
- → Smell variety of odors
- → taste more limited scope, but still possible
- → sound, rings, pops, squeaks
- → sight color, shape, length, gloss
- Sensation of body movement.

The adult, during this activity, should not take an active role by offering objects to the child or helping. It is important that the child is free to choose, experiment, try and try again. The adult has the important emotional role of being the significant presence that can bring security to the child and allow him to learn by playing.

The Treasure Chest is definitely an extraordinary learning experience on several levels:
-Promotes mother-child relationship;
-Facilitates social interaction among children [2];
-Supports a dialogue and exchange between mothers.


This activity is designed for groups of 6/7 mothers with children 6-12 months old. The meetings are once a week for two hours in the presence of an early childhood educator who accompanies,supervises and mediates between the needs of children and the needs of mothers.


[1] The Treasure Chest is an educational program designed and developed by the English educator Elinor Goldschmied, a leading expert in Europe of early childhood development.
[2] It is customary to think that children at this stage of life are not interested in each other, in reality, the Treasure Chest offers the opportunity to observe that there is already social interaction between children six months old This observation is analyzed  in the video "Infants at work" by E. Goldschmied in 1989.


[it]

L’attività del Cestino dei Tesori[1] nasce come esperienza di esplorazione sensoriale e si indirizza ai bambini nella prima fase di vita, quando, verso il sesto/settimo mese, cominciano a stare seduti senza appoggio, ma ancora non si spostano nello spazio. 

L’elemento centrale della proposta educativa è un cestino vero e proprio colmo di oggetti di uso comune, costruito con materiale naturale (legno, metallo, tessuto, ceramica, pelle, pelo, carta e cartone), capaci di sostenere lo sviluppo cognitivo del bambino attraverso la sollecitazione di tutti i sensi:

- tatto → consistenza, forma, peso
- olfatto → varietà di odori
- gusto →  ambito più limitato, ma comunque possibile
- udito →  squilli, tintinnii, scoppiettii, scricchiolii
- vista → colore, forma, lunghezza, lucentezza
- sensazione del corpo in movimento.

L’adulto, durante questa attività, non dovrebbe avere un ruolo attivo offrendo oggetti al bambino o aiutandolo ad impugnarli. Occorre che il bambino sia libero di scegliere, sperimentare, provare e riprovare. L’adulto ha l’importante funzione di ancora emotiva, di presenza significativa capace di dare sicurezza al bambino e di permettergli di imparare giocando.

Il Cestino dei Tesori è senza dubbio  un’esperienza educativa straordinaria a più livelli:
-favorisce la relazione mamma-bambino;
-facilita un’interazione sociale tra bambini[2] ;
-sostiene  un confronto e uno scambio tra mamme.


Questa attività è pensata per gruppi di 6/7 mamme con bambini 6-12 mesi. Gli incontri sono una volta alla settimana per due ore, alla presenza di una pedagogista e di un’educatrice con funzione di accompagnamento, supervisione all’esperienza, e mediazione tra i bisogni dei bambini e i bisogni delle mamme.


[1] Il cestino dei tesori è una proposta educativa ideata ed elaborata dalla pedagogista inglese Elinor Goldschmied, una delle principali esperte in Europa dei servizi per l’infanzia. 
[2] Si è soliti pensare che i bambini in questa fase di vita non siano interessati l’uno all’altro,in realtà il Cestino dei Tesori offre l’opportunità di osservare che vi è interazione sociale tra bambini già dai sei mesi di vita. Tale osservazione è analizzata in termini molto appropriati nel video “Infants at work” da E. Goldschmied nel 1989.