Toglietemi tutto ma non il mio reggiseno!

Quando sei una donna a cui piace la biancheria intima e vivi in una città come Milano, allora sei abbastanza fortunata perché puoi trovare una bella collezione di negozi attrezzati per soddisfare i tuoi desideri.

Come diceva giustamente una mia cara amica, ci sono vie a Milano in cui ci sono più “mutandai” che bar, dove con solo pochi passi puoi saltellare da un Tezenis, a un Intimissimi, a un Golden Point, per poi fare una capatina nei camerini di Yamamay, o in quelli di Oysho, o entrare da Etam (che i francesi ci sanno fare con l'intimo).

Quando sei una donna che ha proprio una vera passione per la biancheria intima, quella che non è solo comoda, morbida (anche se indossi bustini o reggicalze), ma che dà anche risalto alle tue forme, le accompagna, le abbraccia, ti fa sentire sexy davvero, anche se quella biancheria là sotto i vestiti la vedi solo tu (ma speriamo anche qualche selezionato eletto) e vivi in una città come Milano, allora ti devi impegnare un po' per cercare, ma hai buone speranze di trovare quello che riesce a soddisfare i tuoi desideri.

Sì perché magari i tuoi gioielli preferiti parcheggiano in bella mostra in qualche vetrina di speciali negozietti riservati alla lingerie femminile, dove forse non sei libera di entrare ed uscire dai camerini e provare tutto come se fossi in un grande magazzino, ma dove di solito trovi commesse che ti allungano il completino della tua misura solo per averti squadrato con un'occhiata e dove minuscoli cassettini nascondono trame tanto preziose da farti brillare gli occhi.

E sai che, anche se non sarà solo un “regalino” da pochi soldi che ti farai, di certo non potrai uscire da lì senza avere tra le mani un pacchettino in cui le mani sapienti della commessa hanno incartato un altro pezzo da aggiungere alla tua collezione speciale.

Un cioccolatino. Forse per il cioccolatino in questione avrai rinunciato al golfino visto nella vetrina accanto. Ma ti senti tanto Pretty Woman.

Sono Lara. Prima di essere mamma di Fiore ero una di quelle donne che ama tanto la sua collezione di libri e cd quanto ama quel piccolo (ma neanche tanto) cassetto dell'armadio dove dormono i suoi completini intimi in attesa di essere pescati ogni giorno, anche solo per finire sotto una t-shirt e un paio di jeans.

Sexy sotto. Sexy dentro.

Ricordo ancora la prima volta in cui mia mamma mi ha accompagnata a comprare un reggiseno.

Ero una ragazzina. Una ragazzina altissima e magrissima. E con poco-niente seno.

Avevo indossato prima qualche reggiseno ereditato dalla cugina più grande di me e con tutte le sue forme al posto giusto. Io invece vivevo le mie “non-rotondità” abbastanza male e la mia premurosa mamma mi aveva accompagnato a fare shopping. Prima tappa in un negozio dove avevamo trovato un reggiseno bello e imbottito!!! (oggi i reggiseni preformati li trovi un po' ovunque, ma 30 anni fa' non erano così facili da reperire). Poi mi aveva portato in uno dei paradisi dell'intimo femminile, il negozio de “La Perla” a due passi dal Duomo, dove mamma mi aveva regalato il mio primo gioiellino: un reggiseno in seta grigio scuro con disegni di rose, rigorosamente coppa “A”, che ancora conservo.

Certi vizi si prendono da giovani. Bei vizi. La voglia di sentirsi bene con il proprio corpo e di piacersi.

Prima di essere mamma di Fiore ogni tanto la sera, dopo il lavoro e prima di tornare a casa, mi piaceva attardarmi girando per negozi e, dopo il consueto giro in Mondadori (da buona mangiatrice di libri) fare un salto in Rinascente Duomo. Meta: 5° piano.

Il piano della biancheria intima, negli ultimi anni reso un po' più seducente dall'arrivo di marchi come Agent Provocateur. Il paradiso della corsetteria. Una sfilata di reggiseni, guépière, culottes, pizzi e merletti. Reparto nel quale io mi sono sempre sentita naturalmente a mio agio e in cui i pochi clienti maschi si aggirano un po' arrossendo, ma con occhi curiosi (segno che non disdegnerebbero veder indossati quei gioielli a chi sanno loro).

Per non parlare del reparto calze. Non ancora ai livelli de Le Bonne Marché a Parigi, ma ci difendiamo!

Prima di diventare mamma di Fiore, d'estate andavo spesso ospite da una mia amica a Cannes ed era nostro divertimento dedicarci allo shopping dell'intimo. Sì perché lì anche nei supermercati trovi biancheria che nulla ha da invidiare a quella della Rinascente 5° piano.

Ma, come si diceva, i francesi ci sanno fare con al lingerie!

Poi sono rimasta incinta di Fiore (complice anche uno dei pezzi migliori della mia collezione, un reggicalze in pizzo nero di Aubade, con lustrini e volant).

Mia sorella che aveva già avuto due bambini, all'annuncio della lieta novella, mi ha passato (insieme ai primi abitini per la mia bimba) tre camicie da notte abbottonate davanti (per il parto, mi ha detto) e un simpatico sacchetto di plastica tipo quello del supermercato, con la scritta “reggiseni per allattamento”.

Gelosamente riposto e pronto da consegnare alla futura mamma di turno.

Davanti alle camicie da notte non ho pianto (come invece è successo di recente ad una mia cliente in dolce attesa, dopo essere entrata in un negozio Prenatal), ma mi è venuto un attacco di orticaria.

Letteralmente.

Ho iniziato ad avere prurito ovunque al solo pensiero di quei camicioni bianchi e di me lì dentro, già provata dalla stanchezza e dal dolore del travaglio e per di più mortificata dal pensiero di vedermi bruttissima.

Ognuno ha le sue fisse.

Senza pretendere di partecipare a Miss Mondo dopo aver partorito (come quelle finte mamme della pubblicità con i capelli tutti in ordine, la pelle di un delicato color cipria, il seno fresco e rosato)sono però quella che nella valigia per l'ospedale aveva messo anche i trucchi. Che infatti ho usato quando mi hanno dimessa, felice, con la mia bimba in braccio..

Alla camicia da notte bianca da malata ho rimediato con una camicia in viscosa morbida, ovviamente “tuttabbottonatadavanti” color fuxia, trovata non so come e dopo mesi di ricerca. Camicia che poi ho tolto, appena uscita dalla sala parto, per entrare in una più comoda tuta e canotta.

Certo ignorando i preziosi consigli di quanti mi dicevano che dopo il parto è meglio non mettere i pantaloni “che poi devi tirarli su tutte le volte che vai in bagno” (e io ancora mi chiedo perché, se riesci a tirare su le mutande, non dovresti poter fare lo stesso con i pantaloni).

Rimaneva il problema dei reggiseni.

Non posso spiegare il mio sconforto quando, tornata a casa con il mio fagottino di bimba, ho aperto il famoso sacchetto della sorella. Altro che orticaria!

Un gruppetto ben assortito di reggiseni bianchi (o ex bianchi) di varie taglie e ditte, ma tutti in un unico modello, che mi era sempre inspiegabilmente largo di coppa, ma stretto (al punto da farmi male e da crearmi continui ingorghi) in quel triangolo di sostegno che resta fisso quando si slaccia la “finestra” per allattare.

Una vera mortificazione guardarsi allo specchio.

E' vero che negli occhi del tuo bimbo vedi tutta l'adorazione del mondo (forse perché riflettono la tua adorazione).

E' vero che per il nostro piccolo nessuna sarà mai così bella come la sua mamma.

Ma ho bisogno di sentirmi bella anche per me stessa, di crederci io, di sapere che, malgrado quella pancia che ora è solo vuota, ma ancora grossa, malgrado il corpo un po' martoriato (tra la gambe ancora segnate dai problemi avuti in gravidanza, i punti, il pannolone del post-parto, i segni delle iniezioni) sono ancora una donna desiderabile.

Sopratutto quando non hai un uomo accanto a ricordartelo.

Invece ero lì a guardarmi allo specchio al mattino con quella corsetteria che mi ricordava più una camicia di forza che un grazioso capo di intimo femminile, con quelle coppette d'argento a contatto del capezzolo (per salvarmi dalle ragadi) che mi facevano tanto sentire la moglie di Mazinga Z. Impossibile indossare qualunque maglia e sentirsi, non dico belle, ma almeno presentabili.

Poi ci chiediamo perché viene la depressione post-parto!

Io comunque ho riposto amorevolmente i reggiseni della sorella nella loro preziosa custodia e ho passato i primi mesi tra canotte elasticizzate e top, con le mie coppette da Venusia, cui poi sono seguite pomate per la micosi, le vesciche da latte, le ragadi.

Giusto per non farsi mancare nulla.

Guarito il seno ho ricominciato a pensare ai miei bei reggiseni.

Poi una notte li ho sognati.

E nel sogno mi sono ricordata che avevo visto qualcosa di simile in un negozio proprio in centro a Milano.

Il mattino dopo ero al Milk Bar.

Ho tolto Fiore dalla fascia, l'ho postata sul divano e mi sono rifatta gli occhi davanti a quel paradiso di reggiseni e slip colorati, di varie forme e modelli, con pizzi delicati, eppure un po' provocatori. Ho detto a Sara che dovevo assolutamente uscire da quella “depressione da corsetteria” che incombeva ormai su di me da troppo tempo. E lei ha risposto:” sei nel posto giusto”.

Per fortuna la mia bambina è paziente (e Sara pure), perché credo di aver provato quasi tutti i reggiseni del negozio. Ma alla fine sono uscita vittoriosa e sorridente con tre completini: uno in pizzo nero con dettagli in seta color ciclamino, un altro in delicato color glicine, l'altro in pizzo nero su fondo rosa, con piccolo strass centrale.

Due reggiseni avvolti nel grazioso pacchettino guarnito di velina e nastrini, in un delizioso shopper in carta riciclata firmato Milk Bar. Il terzo, ovviamente, indosso!

Mai più tolti.

Belli, comodi, interni in cotone a contatto con la pelle. Niente ingorghi, niente arrossamenti da cuciture, ma allo stesso tempo la sensazione di sentirsi protetta e sostenuta.

E bella.

E poi diciamolo, se non approfitto adesso che sono arrivata finalmente ad indossare l'invidiabile coppa “C”, quando mi ricapita una fortuna così?

Ricordo che i primi giorni dopo il magico shopping incontravo le amiche mamme ai giardinetti, in consultorio e quando mi chiedevano “come stai?” rispondevo “bene, ho finalmente un reggiseno!”.

Il mio pensiero felice.

Vogliamo chiamarle banalità? Chi desidera lo faccia pure.

Qui c'è un bellissimo reggiseno da allattamento per le “tettine” di mamma che,a dispetto delle voci maligne, hanno ancora tantissimo latte!

Toglietemi tutto, ma non il mio Hot Milk!


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