9 ragioni per non portare il tuo bambino fronte mondo

Traduzione: Noemí Genaro & Silvio Garabello

9 ragioni per non portare il tuo bimbo guardando in avanti.

Da tenere presente:

1- non dà appoggio alle gambe del bambino

Le ginocchia del bambino devono alzarsi all’ altezza del fianco o più sopra. Questo solo è possibile se la fascia portabambino copre tutta la parte posteriore della coscia, la parte posteriore del ginocchio, o se il portabebè é munito di poggiapiedi.

Quando il bambino guarda in avanti con le gambe senza appoggio, non è semplicemente che le sue gambe stanno appese, è che nè la colonna vertebrale né il bacino hanno un supporto, semplicemente non c’è nessun sedile perchè il bambino possa appoggiarsi.

Un marsupio o portabebè che supporta le gambe stimola il corretto sviluppo del bacino. I portabambini rivolti all’esterno non danno supporto ai fianchi dei bambini. I bambini diagnosicati di displasia del bacino non devono usarli.

2- è più difficile per te portare il bambino

È molto più pesante portare qualcosa che sporge dal tuo corpo che una cosa che si abbraccia al tuo corpo. Cosí chi porta ha un carico difficile da portare e tante volte finisce per inarcare la schiena per compensare. L’organismo dei bambini si adatta naturalmente a essere portato guardando verso di te.

3- mette il bambino in una posizione in cui la schiena rimane inarcata o vuota facendo pressione sulla instabile colonna vertebrale del bambino.

Un bambino senza supporto alle gambe e che guarda in fuori è instabile, questo lo obbliga ad adottare una posizione “vuota” della schiena (come si mostra nella linea rossa) per compensare. Stirare la schiena (come inarcarsi dopo un pisolino) non è sbagliato in sè. Il problema è quando si comprime una lordosi con il peso. Mettendo il bambino rivolto in avanti, si stira la naturale curva convessa arrotondata della colonna in una posizione di lordosi. Senza niente a cui afferrarsi, i muscoli addominali si indeboliscono, le spalle arretrano, la pelvi del bambino si inclina posteriormente e si vede obbligata, non solo a sopportare il peso del suo corpo, ma anche ad assorbire la forza di ogni passo del portatore - tutto sulla sua piccola e delicata colonna vertebrale

Esercita una pressione inadeguata sull’inguine e può anche disturbare la zona interna delle coscie del bambino.

Questo bambino si appoggia sul suo papà per avere un appoggio supplementare. Cosí, si stabilizza, però non è consigliabile passare la giornata in questa posizione. Stare sospeso per le parti più sensibili del bambino non è l’ ideale, specialmente per i piccoli bimbi maschi.

4- può sovrastimolare il tuo bambino

I bambini possono stare faccia a faccia con i loro genitori e continuare a esplorare il mondo che li circonda al proprio ritmo. È facile per un bambino sentirsi sovrastimolato.

5- non sostiene la testa nè il collo

La asfissia posturale può succedere quando i bambini non hanno nessun controllo del collo e il mento cade sul petto. I bimbi piccoli non possono mai essere collocati in una posizione che metta in pericolo le loro vie respiratorie. Negli USA la Commissione di Sicurezza ha approvato una legge che impone l’obbligo di indicare, nelle etichette di avvertenza di portabebè rivolti in avanti, che i bambini non devono essere portati guardando in avanti fino a che non hanno un controllo adeguato della testa e del collo. La legge non si applica per bambini che dormono, anche se non hanno controllo del collo o della testa mentre dormono.

6- ostacola la termoregolazione

Un bebé in posizione di flessione contro il petto della madre, conserva il calora in un modo più efficace che non quando è rivolto in fuori con il petto allo scoperto. Informati sul metodo canguro e i benefici della termoregolazione. Inoltre il bebè ha più cellule di grasso (di isolamento) nella parte posteriore che nella anteriore.

7-é piú difficile rispondere ai segnali del bambino

 

Senza contatto visuale è piú difficile comunicarsi con il bambino, controllare le vie respiratorie, accorgersi se rutta o ha un rigurgito, conoscere i suoi bisogni… C’è un studio che dimostra chiaramente che anche le carrozzine rivolte in avanti possono interferire nella capacità di interagire e rispondere al bambino.

Nella foto, la mamma prova a correggere la posizione del bambino per evitare che rimanga appeso.

8- altera il centro di gravità del bebè

 Con molta frequenza il portatore intuitivamente posiziona in avanti le dita indice perchè il bambino possa afferrarsi e stabilizzarsi o provarà a sostenere le gambe del bambino alzandole in avanti. Senza sedile nè niente per afferrarsi davanti a lui è difficile per il bamino non inarcare la schiena con il peso del proprio corpo.

 9 – puó non essere molto gradevole per la tua schiena

Portare un carico con la colonna vertebrale inarcata provoca un dolore nella zona lombare. Portare un bambino guardando in avanti non è la migliore opzione. Non è crudele, pero non è l’ ideale.

 

Portare il bambino guardando verso di noi, come se lo abbracciassimo, è il modo in cui il bambino è adatto per essere portato e anche il modo naturale di muoversi.

Buona portata!

 

Fonte:

http://www.bobafamily.com/blog/2013/06/14/nueve-razones-para-no-llevar-a-tu-bebe-de-cara-hacia-afuera/

Sfatare i miti sull'allattamento

di Sara De Maria, doula ed educatrice perinatale in formazione.

www.sarademaria.it

Di recente ho frequentato un corso base sull’allattamento organizzato dal M.I.P.A. e sulla base del corso unicef.

Uno dei temi più interessanti trattati è stato quello dei miti sull’allattamento che aleggiano attorno alle future madri e che rischiano di minare la riuscita di un allattamento sereno. Di seguito ne elenco qualcuno e il motivo per cui questi miti non devono essere ascoltati. 

Allattare è una questione di fortuna: Allattare non è una questione di fortuna ma di fisiologia. Tutte le donne sono fisiologicamente predisposte per produrre latte nella quantità e qualità adeguata al proprio bambino.

Allattare fa ingrassare: L’allattamento richiede un dispendio di circa 500 calorie in più al giorno. E’ importante durante l’allattamento portare attenzione all’alimentazione e mantenerla sana ed equilibrata.

Durante il periodo dell’allattamento bisogna bere almeno 3 litri di acqua al giorno: E’ importante integrare ogni poppata con un bicchiere d’acqua ma è anche importante non sforzarsi di bere oltre i propri limiti, si correrebbe il rischio di avere un ristagno di liquidi.

Quando il bambino inizia a svegliarsi di notte significa che il latte inizia a scarseggiare: Il latte della notte è più nutriente ed è per questo che i bambini di notte ne chiedono di più, soprattutto durante gli “scatti di crescita”. Se possibile sarebbe bene assecondare la loro richiesta il seno è in grado di soddisfare la richiesta pienamente, non necessita l’integrazione di latte formulato, salvo casi rari e specifici.

I legumi vanno consumati con moderazione perchè favoriscono le coliche del neonato: Ciò che crea fermentazione del legume è la buccia e questa non passa nel latte, passano invece le sostanze nutritive del legume.

Allattare fa perdere i capelli: in realtà è in gravidanza che grazie ad un tripudio di ormoni si ha una splendida pelle, unghie forti e non si perdono i capelli. Appena cessata la gravidanza si ritorna lentamente all’equilibrio ormonale precedente e si perdono tutti i capelli che non sono stati persi nei nove mesi. L’allattamento non favorisce la calvizie, è il corpo che torna allo stato precedente la gravidanza.

Allattare rende miopi: questa è una credenza che esiste solo in Italia, non esiste correlazione tra allattamento e aumento o insorgenza della miopia.

Sono molti i miti che orbitano attorno alle neo madri. Il latte materno è l’alimento migliore per il neonato e non solo dal punto di vista nutritivo anche dal punto di vista immunologico e relazionale.

Alle future mamme auspico un precoce approccio al tema dell’allattamento prima della nascita del loro figlio e alle neo mamme auguro che abbiano un adeguato sostegno soprattutto nel primo periodo. Mamme non esitate a chiedere aiuto a consulenti del latte, ostetriche e doule.

 

 

Un incontro speciale con Ibu Robin Lim

di Sara Toson, doula.

Ho desiderato molto poter in contrare Ibu Robin Lim in questo suo giro in Italia e il 9 di maggio ho potuto finalmente farlo, in Mangiagalli. Avevo un po’ paura che avrebbe potuto essere un incontro troppo centrato sulla medicalità, e invece è stato un momento pieno di vita e di amore. Ho capito che sarebbe stato molto diverso di una conferenza medica fin da quando sono arrivata in clinica, e ho trovato Ibu Robin che abbracciava e salutava tutti fuori dalla sala. La sala era piena, 400 persone tra il personale della clinica e gli esterni.

Robin è bellissima, ha uno sguardo luminoso e delicato, davvero facile da amare.

 

 

Dopo le introduzioni, Robin è uscita dal palco visibilmente incinta e …in travaglio! Ha iniziato a gridare che voleva una ostetrica, mandando via il medico, e poi ha iniziato ad urlare che voleva una doula; avute ostetrica e doula ha partorito, per terra. Questa drammatizzazione è stato il pretesto per iniziare a parlare di parto e di placenta, soprattutto.

 Ha spiegato come il gentle birth al Bumi Sehat ( e direi nel mondo) si poggia su tre gambe, che impediscono cosi’ di cadere: una è la natura, l’altra è la preparazione scientifica di tutti gli operatori, e la terza è il rispetto della donna e della sacralita in cui crede. Il parto è sacro, è ogni volta un miracolo ed il compito di ogni operatore è ricreare quello spazio protetto e sicuro in cui il miracolo possa compiersi, ovunque la donna desideri che avvenga.

Robin si è rivolta molto alle ostetriche, ma anche alle doule; ha spiegato come nel mondo ci siano delle difficoltà tra medici e ostetriche nel lavorare in collaborazione e armonia, e come questo si stia risolvendo, ma anche tra ostetriche e doule ci sono difficoltà, e questo non è necessario. Anche Robin, inizialmente, quando ha sentito parlare delle doule si è spaventata : “vogliono rubarmi il lavoro?”, ha pensato. Poi ha aperto il suo cuore, ha iniziato a lavorare con loro e il suo lavoro è diventato molto più semplice, al punto che ha deciso di fare la formazione da doula. Robin ha detto che sogna e spera di vedere in Mangiagalli lavorare insieme doule e ostetriche. "Quando c’è una guerra, ha detto Robin, ci sono sempre delle vittime e in questo caso le vittime sono le donne e i loro bambini".

Il confronto con il personale medico e ostetrico è stato molto ricco e interessante e credo davvero che questa visione di rispetto della fisiologia e di sacralità abbia messo in discussione il lavoro della clinica. Hanno parlato di posizioni per il travaglio e parto, di clampaggio ritardato del cordone,di placenta, che deve essere portata a casa. In Indonesia credono che la placenta sia il corpo fisico del nostro angelo custode e quindi ogni persona deve sapere dove è stata messa dopo la sua nascita. Ha parlato anche del dolore del parto, che non deve essere controllato perché è il segno del viaggio eroico della madre per recuperare l’anima del figlio, ma deve essere accolto, e di parto cesareo: ha ringraziato le mamme che hanno partorito con il cesareo per essere state così coraggiose da aver accettato una operazione per portare nel mondo il proprio figlio.

Parlare di amore e sacralità in un ospedale, come è chiaro, non è sempre automatico e semplice, ma in quella stanza amore e cambiamento c’erano sicuramente.

Alla fine ha avuto tempo per salutare tutti quelli che volevano parlare con lei, singolarmente. Ci ha abbracciate e stritolate e baciate tutte e si è meravigliata di quante doule ci fossero in sala. Insomma l’incontro per me è stato bellissimo e credo proprio sia stato un successo. Vorrei ringraziare le doule di ADI, … per il lavoro di accoglienza e immagino di organizzazione e la pazienza nel raccogliere le firme e Madri sane e terra felice... per tutto.

Incontrare Ibu Robin è una fortuna davvero grande, uno di quegli incontri che ti cambiano e ricaricano totalmente le pile del mio essere doula, nonostante tutto. Mi sono ripromessa di voler portare davvero la pace a partire dal mio cuore…perché, citando Robin, la pace si costruisce un bambino e una nascita alla volta.

 

Ibu Robin Lim è ostetrica, scrittrice e poetessa.

Nel 2006 ha vinto il Premio Internazionale Alexander Langer, e nel 2011 il CNN Hero.
Ha deciso di diventare ostetrica nel 1991, in seguito a tre lutti dolorosi. Si è diplomata negli Stati Uniti, ed è iscritta al “North American Registry of midwives”.
Ha studiato omeopatia, medicina cinese, fitoterapia e ha lavorato fianco a fianco con le levatrici balinesi tradizionali.

Nel 1994 ha fondato l'associazione no profit Yayasan Bumi Sehat (Bumi sta per terra madre e Sehat significa sano, felice), di cui è direttrice esecutiva.
Bumi Sehat è un consultorio per le madri e le famiglie, in cui operano insegnanti, ostetriche, infermiere, medici e volontari internazionali che lottano contro la povertà e la malnutrizione per garantire una gravidanza sana, un parto rispettoso, un'accoglienza felice del nuovo nato

 

Per saperne di piu’:

www.madrisane.blogspot.it

www.bumisehatbali.org

  madri sane terra felice oppure Ibu Robin Lim, l’ostetrica dai piedi scalzi

 

I suoi libri:

Dopo la nascita del bambini, Urra edizioni

Il chakra dimenticato. Il libro della placenta. Marco edizioni & Uno Editore

Le evidenze scientifiche sul ruolo della doula durante il travaglio ed il parto.

Autore: Rebecca L. Dekker

Traduzione ed adattamento: Martina Rinaldi

Sito del traduttore: http://salagadoula.blogspot.it

Quali sono dunque le evidenze scientifiche circa il ruolo della Doula durante il travaglio e il parto?

Nel 2012, Hodnett et al. hanno pubblicato una versione aggiornata della Cochrane Review sul supporto continuativo alle donne in travaglio. La Review analizza il risultato di 22 test che hanno coinvolto oltre 15.000 donne.  Questo studio randomizzato prevedeva che alcune donne ricevessero un supporto continuativo uno a uno, oppure un supporto “tradizionale”. Il supporto continuativo poteva prevedere la presenza di un membro dello staff ospedaliero, come un’ostetrica o un’infermiera (9 test), di una donna che non faceva parte dell’entourage familiare e sociale della partoriente né dello staff ospedaliero, ad esempio una doula (5 studi), un’educatrice perinatale (1 studio), un’infermiera in pensione (1 studio), oppure di una conoscente della donna, ad esempio una parente o il partner (6 studi). In 11 studi il marito/partner non era ammesso e il supporto continuativo è stato dunque confrontato con la totale assenza di supporto. In tutti gli altri casi il marito/partner era presente insieme con la persona che offriva il supporto continuativo.

 

I risultati? In generale, si è dimostrato che le donne con un supporto continuativo vantano maggiori probabilità di avere a un parto spontaneo vaginale e sono meno inclini a ricorrere all’anestesia epidurale, o ad esprimere sentimenti negativi nei confronti del parto; sono inoltre meno esposte al rischio di avere parti con uso di ventosa o forcipe e, infine, tagli cesarei. Il loro travaglio è più breve di circa 1 ora e i loro figli hanno minor probabilità di indici apgar bassi alla nascita. Cosa significa tutto questo? Che se avete un supporto continuativo durante il travaglio, cioè qualcuno che non si allontana mai da voi, avrete un esito migliore e vostro figlio avrà un esito migliore!

I ricercatori hanno anche indagato se il tipo di supporto facesse la differenza. Volevano sapere: è importante CHI scegliete per il vostro supporto continuativo? È importante se scegliete un’ostetrica, una doula o il vostro partner per il supporto continuativo? Hanno potuto farlo in relazione a: uso di analgesico, uso di ossitocina sintetica, parto vaginale spontaneo, parto cesareo, ammissione al nido speciale e giudizio negativo sull’esperienza di parto.

Per la maggior parte, i migliori risultati si sono rilevati quando la donna ha avuto il supporto continuativo di una doula – qualcuno che non fosse parte dello staff ospedaliero né dell’entourage sociale o familiare. Quando il travaglio è stato supportato continuativamente da una doula si è rilevata:

  una diminuzione del 31% nell’uso di ossitocina sintetica

  il 12% in più di probabilità di parto spontaneo vaginale

  una diminuzione del 28% di rischio di cesareo

  una diminuzione del 9% nell’uso di analgesici

  una diminuzione del 34% nell’insoddisfazione dell’esperienza di parto

  una diminuzione del 14% del rischio che i piccoli avessero bisogno di “cure speciali neonatali”

 

Esiti migliori rispetto a tutti quelli rilevati nell’ambito degli studi che prevedevano invece un altro tipo di supporto continuativo. In altre parole: le doule sono fichissime!

 

Perché le doule fanno tutta questa differenza?

Ci sono 3 ragioni principali per cui crediamo che le doule facciano tutta questa differenza. La prima ragione è la teoria dell’ambiente rigido. Nella gran parte dei paesi sviluppati, da quando la nascita si è allontanata dalle case per entrare negli ospedali, le donne hanno partorito in condizioni che possiamo spesso definire rigide. In ospedale, le donne in travaglio sono frequentemente forzate a sottostare a procedure di routine (molte delle quali innecessarie, potenzialmente dannose e non supportate da evidenze scientifiche – ad esempio costrette a letto per rottura delle membrane, è successo a qualcuna?), alta percentuale di intervento, personale estraneo, assenza di privacy, luci violente e aghi. La maggiorparte di noi avrebbero difficoltà a gestire tutto questo anche nella migliore delle disposizioni d’animo, figuriamoci donne in travaglio e così profondamente vulnerabili. Queste condizioni così rigide possono rallentare il travaglio, abbassare il livello di fiducia in se stessa della donna,  e aumentare il rischio di depressione post partum. È opinione che la doula “faccia da cuscinetto” a questo ambiente rigido fornendo supporto continuativo a compagnia che promuovono l’autostima della madre (Hofmeyr, Nikodem et al. 1991).

La seconda ragione per cui pensiamo che le doule facciano la differenza è per via del loro specifico modo di lavorare con le donne. Le doule sanno come incoraggiare la mobilità durante il travaglio – incoraggiando le donne a usare la gravità e aiutandole a trovare posizioni confortevoli durante il travaglio e le spinte. Le doule possono inoltre ridurre l’ansia e la paura nelle donne in travaglio. L’ansia e la paura sono pericolose durante il travaglio perché innescano la classica reazione “battersi o battersela” che può aumentare il dolore, rallentare il travaglio e portare a un battito irregolare nel bambino. Le doule possono diminuire i dannosi effetti di ansia e paura con il sostegno emotivo, le informazioni e i consigli che offrono, il sostegno della donna e delle sue scelte e le misure di conforto che conoscono. (Hodnett 2002)

La terza ragione è perché le doule sono analgesiche (Hofmeyr, 1991). Infatti, le doule possono essere usate in alternativa all’epidurale. Con le doule le donne richiedono meno epidurali (Hodnett, 2011). Pensavo che la diminuzione nell’uso di epidurali dipendesse dal fatto che la donna sentiva che la doula la guardava come un falco per assicurarsi che non chiedesse epidurale. Tuttavia, leggendo gli studi e parlando con le doule, ho capito in seguito che non dipendeva affatto da questo. Se una doula fa bene il suo lavoro, supporterà la donna in travaglio in ogni sua decisione, inclusa quella di chiedere un’epidurale.

Quindi cosa succede? Perché le donne che si avvalgono della presenza di una doula sono meno inclini a chiedere un’epidurale? Be’, semplicemente perché non ne sentono il bisogno! Le donne che hanno accanto una doula sentono meno il dolore. C’è di più: evitando l’epidurale le donne evitano tutta la cascata di eventi - inevitabile in presenza di un’epidurale – monitoraggio continuo, flebo, ossitocina sintetica, farmaci per compensare la pressione bassa del sangue, catetere e ventosa. Molti di questi interventi hanno effeti  avversi e possono aumentare il rischio di cesareo.

Quindi, per concludere, questa è la prospettiva da cui guardo gli effetti di una doula. Sono una persona che ama visualizzare le cose, disegnarle – ecco, osservate questa immagine e ditemi cosa ne pensate. Basandomi sullo studio delle evidenze scientifiche, ho costruito questo modello concettuale di come le doule creino tali ottimi esiti. I modelli concettuali sono quel che i ricercatori (come me) usano per provare a capire come funziona un determinato fenomeno. Questo è il mio miglior tentativo di modello concettuale sul meraviglioso fenomeno delle doule e del supporto che offrono. 

 

Bibliografia:

1.     Caton, D., M. P. Corry, et al. (2002). “The nature and management of labor pain: executive summary.” Am J Obstet      Gynecol 186(5 Suppl Nature): S1-15.
2.     Declercq ER, Sakala C, Corry MP, Applebaum S. (2007). “Listening to mothers II: Report of the second national U.S. survey of women’s childbearing experiences.” The Journal of Perinatal Education 16:9-14.
3.     Hodnett, E. D. (2002). “Pain and women’s satisfaction with the experience of childbirth: a systematic review.” Am J Obstet Gynecol 186(5 Suppl Nature): S160-172.
4.     Hodnett, E. D., S. Gates, et al. (2012). “Continuous support for women during childbirth.” Cochrane database of systematic reviews: CD003766.
5.     Hofmeyr, G. J., V. C. Nikodem, et al. (1991). “Companionship to modify the clinical birth environment: effects on progress and perceptions of labour, and breastfeeding.” British journal of obstetrics and gynaecology 98(8): 756-764.
 

La Doula

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