Le evidenze scientifiche sul ruolo della doula durante il travaglio ed il parto.

Autore: Rebecca L. Dekker

Traduzione ed adattamento: Martina Rinaldi

Sito del traduttore: http://salagadoula.blogspot.it

Quali sono dunque le evidenze scientifiche circa il ruolo della Doula durante il travaglio e il parto?

Nel 2012, Hodnett et al. hanno pubblicato una versione aggiornata della Cochrane Review sul supporto continuativo alle donne in travaglio. La Review analizza il risultato di 22 test che hanno coinvolto oltre 15.000 donne.  Questo studio randomizzato prevedeva che alcune donne ricevessero un supporto continuativo uno a uno, oppure un supporto “tradizionale”. Il supporto continuativo poteva prevedere la presenza di un membro dello staff ospedaliero, come un’ostetrica o un’infermiera (9 test), di una donna che non faceva parte dell’entourage familiare e sociale della partoriente né dello staff ospedaliero, ad esempio una doula (5 studi), un’educatrice perinatale (1 studio), un’infermiera in pensione (1 studio), oppure di una conoscente della donna, ad esempio una parente o il partner (6 studi). In 11 studi il marito/partner non era ammesso e il supporto continuativo è stato dunque confrontato con la totale assenza di supporto. In tutti gli altri casi il marito/partner era presente insieme con la persona che offriva il supporto continuativo.

 

I risultati? In generale, si è dimostrato che le donne con un supporto continuativo vantano maggiori probabilità di avere a un parto spontaneo vaginale e sono meno inclini a ricorrere all’anestesia epidurale, o ad esprimere sentimenti negativi nei confronti del parto; sono inoltre meno esposte al rischio di avere parti con uso di ventosa o forcipe e, infine, tagli cesarei. Il loro travaglio è più breve di circa 1 ora e i loro figli hanno minor probabilità di indici apgar bassi alla nascita. Cosa significa tutto questo? Che se avete un supporto continuativo durante il travaglio, cioè qualcuno che non si allontana mai da voi, avrete un esito migliore e vostro figlio avrà un esito migliore!

I ricercatori hanno anche indagato se il tipo di supporto facesse la differenza. Volevano sapere: è importante CHI scegliete per il vostro supporto continuativo? È importante se scegliete un’ostetrica, una doula o il vostro partner per il supporto continuativo? Hanno potuto farlo in relazione a: uso di analgesico, uso di ossitocina sintetica, parto vaginale spontaneo, parto cesareo, ammissione al nido speciale e giudizio negativo sull’esperienza di parto.

Per la maggior parte, i migliori risultati si sono rilevati quando la donna ha avuto il supporto continuativo di una doula – qualcuno che non fosse parte dello staff ospedaliero né dell’entourage sociale o familiare. Quando il travaglio è stato supportato continuativamente da una doula si è rilevata:

  una diminuzione del 31% nell’uso di ossitocina sintetica

  il 12% in più di probabilità di parto spontaneo vaginale

  una diminuzione del 28% di rischio di cesareo

  una diminuzione del 9% nell’uso di analgesici

  una diminuzione del 34% nell’insoddisfazione dell’esperienza di parto

  una diminuzione del 14% del rischio che i piccoli avessero bisogno di “cure speciali neonatali”

 

Esiti migliori rispetto a tutti quelli rilevati nell’ambito degli studi che prevedevano invece un altro tipo di supporto continuativo. In altre parole: le doule sono fichissime!

 

Perché le doule fanno tutta questa differenza?

Ci sono 3 ragioni principali per cui crediamo che le doule facciano tutta questa differenza. La prima ragione è la teoria dell’ambiente rigido. Nella gran parte dei paesi sviluppati, da quando la nascita si è allontanata dalle case per entrare negli ospedali, le donne hanno partorito in condizioni che possiamo spesso definire rigide. In ospedale, le donne in travaglio sono frequentemente forzate a sottostare a procedure di routine (molte delle quali innecessarie, potenzialmente dannose e non supportate da evidenze scientifiche – ad esempio costrette a letto per rottura delle membrane, è successo a qualcuna?), alta percentuale di intervento, personale estraneo, assenza di privacy, luci violente e aghi. La maggiorparte di noi avrebbero difficoltà a gestire tutto questo anche nella migliore delle disposizioni d’animo, figuriamoci donne in travaglio e così profondamente vulnerabili. Queste condizioni così rigide possono rallentare il travaglio, abbassare il livello di fiducia in se stessa della donna,  e aumentare il rischio di depressione post partum. È opinione che la doula “faccia da cuscinetto” a questo ambiente rigido fornendo supporto continuativo a compagnia che promuovono l’autostima della madre (Hofmeyr, Nikodem et al. 1991).

La seconda ragione per cui pensiamo che le doule facciano la differenza è per via del loro specifico modo di lavorare con le donne. Le doule sanno come incoraggiare la mobilità durante il travaglio – incoraggiando le donne a usare la gravità e aiutandole a trovare posizioni confortevoli durante il travaglio e le spinte. Le doule possono inoltre ridurre l’ansia e la paura nelle donne in travaglio. L’ansia e la paura sono pericolose durante il travaglio perché innescano la classica reazione “battersi o battersela” che può aumentare il dolore, rallentare il travaglio e portare a un battito irregolare nel bambino. Le doule possono diminuire i dannosi effetti di ansia e paura con il sostegno emotivo, le informazioni e i consigli che offrono, il sostegno della donna e delle sue scelte e le misure di conforto che conoscono. (Hodnett 2002)

La terza ragione è perché le doule sono analgesiche (Hofmeyr, 1991). Infatti, le doule possono essere usate in alternativa all’epidurale. Con le doule le donne richiedono meno epidurali (Hodnett, 2011). Pensavo che la diminuzione nell’uso di epidurali dipendesse dal fatto che la donna sentiva che la doula la guardava come un falco per assicurarsi che non chiedesse epidurale. Tuttavia, leggendo gli studi e parlando con le doule, ho capito in seguito che non dipendeva affatto da questo. Se una doula fa bene il suo lavoro, supporterà la donna in travaglio in ogni sua decisione, inclusa quella di chiedere un’epidurale.

Quindi cosa succede? Perché le donne che si avvalgono della presenza di una doula sono meno inclini a chiedere un’epidurale? Be’, semplicemente perché non ne sentono il bisogno! Le donne che hanno accanto una doula sentono meno il dolore. C’è di più: evitando l’epidurale le donne evitano tutta la cascata di eventi - inevitabile in presenza di un’epidurale – monitoraggio continuo, flebo, ossitocina sintetica, farmaci per compensare la pressione bassa del sangue, catetere e ventosa. Molti di questi interventi hanno effeti  avversi e possono aumentare il rischio di cesareo.

Quindi, per concludere, questa è la prospettiva da cui guardo gli effetti di una doula. Sono una persona che ama visualizzare le cose, disegnarle – ecco, osservate questa immagine e ditemi cosa ne pensate. Basandomi sullo studio delle evidenze scientifiche, ho costruito questo modello concettuale di come le doule creino tali ottimi esiti. I modelli concettuali sono quel che i ricercatori (come me) usano per provare a capire come funziona un determinato fenomeno. Questo è il mio miglior tentativo di modello concettuale sul meraviglioso fenomeno delle doule e del supporto che offrono. 

 

Bibliografia:

1.     Caton, D., M. P. Corry, et al. (2002). “The nature and management of labor pain: executive summary.” Am J Obstet      Gynecol 186(5 Suppl Nature): S1-15.
2.     Declercq ER, Sakala C, Corry MP, Applebaum S. (2007). “Listening to mothers II: Report of the second national U.S. survey of women’s childbearing experiences.” The Journal of Perinatal Education 16:9-14.
3.     Hodnett, E. D. (2002). “Pain and women’s satisfaction with the experience of childbirth: a systematic review.” Am J Obstet Gynecol 186(5 Suppl Nature): S160-172.
4.     Hodnett, E. D., S. Gates, et al. (2012). “Continuous support for women during childbirth.” Cochrane database of systematic reviews: CD003766.
5.     Hofmeyr, G. J., V. C. Nikodem, et al. (1991). “Companionship to modify the clinical birth environment: effects on progress and perceptions of labour, and breastfeeding.” British journal of obstetrics and gynaecology 98(8): 756-764.
 


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